Promosso da Legacoop Sociali Sardegna e Generazioni Legacoop, l’incontro ha riunito università, istituzioni e Terzo settore per analizzare la condizione giovanile nell’Isola e individuare nuove risposte ai bisogni delle giovani generazioni.
Cagliari, 5 novembre 2026 – Comprendere la condizione delle giovani generazioni, contrastare le disuguaglianze e costruire nuove opportunità di partecipazione, lavoro e inclusione sociale. Sono stati questi i temi al centro dell’incontro “La condizione giovanile in Italia e in Sardegna – Valorizzare i giovani per ridurre le disuguaglianze e favorire la giustizia sociale”, che si è svolto oggi a Cagliari, presso la Mediateca del Mediterraneo.
L’iniziativa, promossa da Legacoop Sociali Sardegna e Generazioni Legacoop, con il patrocinio del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Cagliari, è stata l’occasione per presentare il Rapporto Giovani 2026 dell’Istituto Toniolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, arricchito da uno specifico approfondimento sulla Sardegna realizzato grazie al contributo dell’Università di Cagliari.
Un momento di analisi e confronto che ha coinvolto il mondo della ricerca, le istituzioni regionali e locali, la cooperazione e il Terzo settore, con l’obiettivo di mettere al centro delle politiche pubbliche i bisogni, le aspirazioni e il protagonismo delle nuove generazioni.
Una Sardegna che invecchia e perde giovani
I dati presentati nel corso dell’incontro restituiscono un quadro complesso della condizione giovanile nell’Isola, segnato da difficoltà economiche, disuguaglianze sociali, fragilità nei percorsi formativi e lavorativi e crescenti ostacoli nella costruzione di un progetto di vita autonomo.
Particolarmente preoccupante è il quadro demografico. Nel 2025 la Sardegna contava circa 1 milione e 560 mila abitanti, con una riduzione del 5,3% della popolazione nell’ultimo decennio. I giovani sotto i 15 anni rappresentano appena il 10,3% dei residenti, a fronte del 27,4% di persone con più di 65 anni. Complessivamente, la popolazione tra 0 e 29 anni conta circa 360 mila persone.
A questo si aggiunge il dato sulla natalità, con un tasso di fecondità di appena 0,85 figli per donna, tra i più bassi in Europa. Le proiezioni al 2050 delineano una Sardegna con circa 1,2 milioni di abitanti, nella quale gli under 15 rappresenterebbero soltanto l’8% della popolazione, contro il 41% degli over 65.
Anche sul fronte dell’istruzione e dell’occupazione emergono criticità significative: l’abbandono scolastico precoce si attesta al 14,5%, mentre la quota di giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione (NEET) raggiunge il 20%.
Numeri che richiamano la necessità di politiche capaci di affrontare in maniera strutturale le difficoltà delle nuove generazioni, intervenendo sull’accesso all’istruzione, sulla qualità del lavoro, sul diritto all’abitare, sui servizi e sulle opportunità di partecipazione, soprattutto nelle aree interne e nei territori maggiormente interessati dallo spopolamento.
Dalla ricerca alle politiche per le nuove generazioni
I lavori, moderati da Valentina Meloni, coordinatrice di Generazioni Legacoop Sardegna e presidente della cooperativa sociale Noi Altri, si sono aperti con le relazioni introduttive di Andrea Pianu, responsabile di Legacoop Sociali Sardegna, e Michele Schirru, coordinatore nazionale di Generazioni Legacoop.
La prima parte della mattinata è stata dedicata alla presentazione delle ricerche sulla condizione giovanile.
Elena Marta, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e componente del Comitato scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, ha approfondito il tema del senso di contare, evidenziando l’importanza della partecipazione e del riconoscimento sociale dei giovani nella costruzione di comunità più inclusive.
Le docenti dell’Università di Cagliari Caterina Satta e Valentina Cuzzocrea hanno invece analizzato le esperienze, le condizioni e le prospettive delle nuove generazioni in Sardegna, soffermandosi sulle disuguaglianze territoriali, sulle opportunità disponibili e sui bisogni emergenti.
«È cruciale comprendere le attuali condizioni di infanzia e preadolescenza che formeranno i giovani di domani», ha sottolineato Caterina Satta, richiamando la necessità di sviluppare politiche e servizi attraverso un approccio intergenerazionale integrato.
Il confronto si è quindi concentrato sulle possibili risposte delle istituzioni. Carmela Corrias, della Direzione generale delle Politiche sociali dell’Assessorato regionale della Sanità, ha illustrato il ruolo del Piano regionale dei Servizi alla persona e l’importanza di un approccio multidimensionale per ridurre le disuguaglianze.
L’assessora regionale del Lavoro, Formazione professionale, Cooperazione e Sicurezza sociale, Desiré Manca, e il direttore generale dell’ASPAL, Luca Mereu, hanno presentato gli strumenti e le opportunità del Piano Giovani per l’Isola.
A portare il punto di vista degli enti locali è stata Daniela Falconi, presidente di ANCI Sardegna e sindaca di Fonni, che ha evidenziato il ruolo dei Comuni nel creare condizioni favorevoli alla permanenza e al ritorno dei giovani nei territori.
«I giovani devono poter scegliere di restare, partire o tornare, senza che il luogo in cui nascono diventi un limite alle loro possibilità», ha affermato Falconi, sottolineando l’importanza di investire nel lavoro, nei servizi, nella formazione e negli spazi di partecipazione.
Angioni: «I giovani sono il principale patrimonio per costruire una società migliore»
A concludere l’incontro, dopo il confronto con il pubblico, è stato Ignazio Angioni, presidente di Legacoop Sardegna, che ha richiamato la necessità di riconoscere alle nuove generazioni un ruolo centrale nella costruzione del futuro della società.
«I giovani sono il principale patrimonio per costruire una società migliore. Da parte loro c’è, infatti, una nuova presa di coscienza: rivendicare il diritto di essere attori del proprio destino e non mere comparse di scenari che rendono immobile l’esistente».
Angioni ha evidenziato come le rivendicazioni delle nuove generazioni richiamino diritti fondamentali che riguardano l’intera società: dall’accesso allo studio alla libertà di scegliere il proprio lavoro, dal giusto salario al diritto all’abitare, alla salute e alla socialità.
«Ogni volta che i giovani si mobilitano danno una carica all’intera società, alle sue istituzioni, alla sua economia. I giovani aiutano a far crescere il mondo», ha concluso il presidente di Legacoop Sardegna.
Il ruolo della cooperazione per una società più equa e inclusiva
L’iniziativa ha rappresentato anche un’occasione per ribadire l’importanza del contributo della cooperazione nella costruzione di risposte ai bisogni delle nuove generazioni.
Dall’inclusione sociale ai servizi educativi, dalle opportunità di lavoro alla partecipazione democratica, il modello cooperativo può contribuire a creare condizioni concrete affinché i giovani possano costruire il proprio futuro in Sardegna, valorizzando le competenze, rafforzando i legami comunitari e promuovendo nuove opportunità di sviluppo nei territori. Tra le proposte, il rilancio della cooperazione “di abitanti” per far fronte all’emergenza abitativa nelle città e allo spopolamento nelle aree interne.
Il confronto promosso da Legacoop Sociali e Generazioni Legacoop ha evidenziato soprattutto la necessità di superare interventi frammentati ed emergenziali, per costruire politiche integrate e di lungo periodo, capaci di prevenire le condizioni di disagio e contrastare le disuguaglianze fin dall’infanzia.
Mettere i giovani al centro significa non soltanto rispondere ai loro bisogni, ma riconoscerli come protagonisti delle scelte che riguardano il presente e il futuro della Sardegna. Una sfida che chiama in causa istituzioni, università, mondo del lavoro, cooperazione e comunità locali, nella consapevolezza che investire sulle nuove generazioni significa investire sul futuro dell’intera Isola.