Concluso il Congresso nazionale di Legacoopsociali. Quattro Cooperatori sardi nella Direzione nazionale
Concluso il Congresso nazionale di Legacoopsociali. Quattro Cooperatori sardi nella Direzione nazionale

Si è concluso il Congresso nazionale di Legacoopsociali, che si è tenuto a Roma, il 15 e 16 Novembre u.s.

Eleonora Vanni è la nuova presidente nazionale di Legacoopsociali. L’ha eletta la direzione uscita dal congresso nazionale di questi due giorni. Già vicepresidente vicaria uscente e responsabile Legacoopsociali Toscana, Vanni succede a Paola Menetti che è stata presidente nei precedenti tre mandati. Toscana, dopo aver lavorato in campo artistico entra nella cooperazione sociale ricoprendo ruoli di direzione e presidenza. Dal 2007 in Legacoop. Ad oggi è presidente di Copas della Regione Toscana e vicepresidente di Coopfond.

Quattro  i Cooperatori sardi eletti nella nuova Direzione nazionale di Legacoopsociali. Sono: Andrea Pianu, Elisabetta Caschili, Margherita Floris e Silvio Obinu.

Il Congresso regionale di Legacoopsociali, tenutosi il 10 Novembre p.v., presso il THotel, aveva confermato  Andrea Pianu quale coordinatore regionale del settore e il coordinamento regionale, nelle persone di: Elisabetta Caschili, Maria Laura Cocco, Palmira Cocco, Margherita Floris, Laura Impera, Agnese Lampreu, Elisabetta Lasio, Martina Montis, Silvio Obinu, Enzo Porcu, Antonello Sanna, Piergavino Sechi.

Di seguito il comunicato stampa di Legacoopsociali:

“La cooperazione sociale vive quotidianamente la condizione di prossimità alle aspirazioni – ha dichiarato Vanni – e alle preoccupazioni delle persone, non prescinde dalla presenza dell’altro e dall’ascolto e non può astrarre il suo ruolo, anche politico, di partecipazione attiva all’esistenza degli altri e delle comunità pena il perdere l’identità”.

“Occorre oggi – ha aggiunto – per affrontare la sfida dell’innovazione sociale, un’organizzazione competente con una leadership consapevole, credibile che agisca con coraggio, in grado di interpretare il presente e altresì gestire i processi per catturare le energie che vengono dagli utenti e dalle comunità di riferimento per trasformarle in proposte innovative”

La paura, il coraggio, la visione: queste le tre sessioni nelle quali si è articolata la parte pubblica del Congresso. Tre panel con ospiti e testimonianze, precedeuti dall’illustrazione di un’indagine SWG sul Paese (vedi altro articolo in queste pagine), condotti mercoledì dal giornalista Riccardo Iacona e giovedì Riccardo Benini e conclusi dall’intervento del presidente Mauro Lusetti.

Le radici della paura

La paura nasce dal non comprendere i cambiamenti, mentre vediamo – ha spiegato Guglielmo Tamburrino dell’Università Federico II di Napoli – che crescita della produttività e del benessere non convergono più e che le parti a maggior valore aggiunto del lavoro non sono in mano a persone ma ad algoritmi e chi li detiene, detiene la fonte della ricchezza.

“La paura è legata alla mancanza di conoscenza – ha spiegato la scrittrice Licia Troisi – la colpa è anche della scienza che per troppo tempo non si è spiegata alla società la quale ha così perso fiducia. L’eccesso di semplificazione, anche in politica, porta a un ripiegamento e ad un allontanamento, visibile nel non voto”. Un cambiamento sempre più rapido in una società sempre più complessa porta a un’incertezza crescente, ha spiegato Alessandro Rosina della Cattolica di Milano, e il ripiegamento diventa rancore.

Per uscirne, ha proseguito il demografo, ci sono almeno due piste di lavoro interessanti: investire sulle nuove generazioni ovvero sui servizi per il sostegno della natalità, come ad esempio ha fatto la Germania anche durante la crisi, superandoci in questi anni, e far diventare la longevità un valore sociale: “Siamo uno dei paesi che più lo considera un costo, mentre tra i 65 e i 75 si possono portare frutti importanti anche per la società”. E serve un investimento culturale – ha ricordato Lella Paladino, della cooperativa Eva che gestisce centri antiviolenza – per uscire dalle metafore e dai luoghi comuni che non hanno fondamento nella realtà ma producono paura.

Tutto ciò pone una bella sfida alla cooperazione sociale, ha spiegato il presidente del Gruppo Unipol e dell’Alleanza per lo sviluppo sostenibile Pierluigi Stefanini: “Se guardiamo in faccia la realtà ci rendiamo conto come da certi fenomeni non ci salviamo chiudendoci in casa, serve una visione partecipativa. Bisogna avere un respiro adeguato, acquisire una leadership: questa è la sfida per la cooperazione sociale”. Una strada contro la paura.

I frutti del coraggio

L’UNHCR è riuscito a tirar fuori dai campi di detenzione libici – ha raccontato Carlotta Sami, portavoce per il Sud Europa – 1.500 persone su 40.000 registrati e chissà quanti realmente internati. Un’operazione difficile e sempre molto rischiosa. Realizzata nel sostanziale silenzio dell’Europa, che finora ha accettato di accoglierne solo 10.500, meno di un quarto. Ruberta Tumiatti della cooperativa PAS di Torino ha raccontato la cura per i rifugiati: ognuno con la sua storia, non massa, non numeri, ma persone di cui farsi carico. E quando questo avviene la vita riparte.

Ma c’è chi, uscito da un inferno, ha anche il coraggio di tornarvi: è il caso di Asha Omar Ahmed, somala, diventata ginecologa a Roma e poi tornata giù. Vive con la scorta, non esce quasi dall’ospedale ma lì sta formando medici e infermieri, per portare avanti un’impresa quasi proibitiva. Oggi, infatti, le ginecologhe in tutta Mogadiscio sono solo due. E la sua battaglia contro l’infibulazione va avanti: ha tradotto un libro di anatomia in lingua somala e solo questo – aiutando le persone a capire – ha permesso di ridurre questa pratica barbara del 50%.

 Una visione per il futuro

L’ultima sessione, giovedì, ha provato a guardare avanti, tra buone pratiche cooperative (si veda ad esempio l’esperienza della coop sociale Sciabacà, raccontata all’interno di questa newsletter, ndr) e visioni per un futuro possibile. Per il ministro del Lavoro Poletti occorre “mettere al centro le parole ‘integrazione’ e ‘inclusione’. Serve coesione e condivisione nella società. La fiducia è un dato che si costruisce insieme”.

“La cooperazione sociale – ha spiegato Poletti – avrà sempre un ruolo maggiore grazie alla capacità di misurarsi con le dinamiche di cambiamento. Servono strumenti adeguati. Il reddito di inclusione è grande sfida, ricordando che il tema della povertà è legato a quello del lavoro. Servono protezione sociale ed Europa sociale. Dobbiamo continuare a coltivare con grande passione la cooperazione sociale”.

“Tre anni fa – ha ricordato il presidente Lusetti – eravamo sommersi da azione mediatica. Siamo intervenuti su governance, democrazia e reputazione delle cooperative. Abbiamo fatto battaglia contro le false cooperative, importante per la nostra relazione con la società. Ora dobbiamo fare battaglia contro massimo ribasso nei bandi soprattutto per la cooperazione sociale e dei servizi”.

La dimensione di impresa” “Non è dibattito appassionante – per il presidente di Legacoop – si diventa grandi se è funzionale allo scambio mutualistico per le cooperative. In ogni caso servono imprese solide e salde. Il tema dell’innovazione va affrontato soprattutto dalle cooperative che lavorano col pubblico. L’Alleanza va riproposta e coltivata nel tempo: è progetto per maratoneti, va costruito con pazienza e rappresenta un elemento innovativo anche per la rappresentanza. In campagna elettorale non possiamo farci trovare impreparati su tema gestione dei migranti. Non siamo noi a favorire i flussi perché “facciamo affari”, è un fenomeno epocale. Serve maggiore iniziativa politica pubblica, non possiamo farci mettere nell’angolo”.

Leggi la Relazione di Eleonora Vanni e il Documento finale del quarto Congresso nazionale di Legacoopsociali.

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