Beni culturali, la rivolta dei precari riparte da Su Tempiesu
Beni culturali, la rivolta dei precari riparte da Su Tempiesu

Oltre duecento persone, in rappresentanza delle società e delle cooperative che nell’isola operano nei siti archeologici, ma anche in musei e biblioteche, ieri mattina sono arrivati a Orune. Da La Nuova Sardegna

Sono arrivati da ogni angolo della Sardegna: Siddi, Barumini, Fordongianus, Villanovatulo, Suni, Mamoiada, Cabras, Osini, Seui… Potrebbe proseguire a lungo l’elenco dei luoghi di provenienza degli operatori dei beni culturali che hanno risposto all’appello della coop Larco, che da quasi vent’anni gestisce i servizi di cura, sicurezza e fruizione del pozzo sacro di Su Tempiesu. Oltre duecento persone, in rappresentanza delle società e delle cooperative che nell’isola operano nei siti archeologici, ma anche in musei e biblioteche, ieri mattina sono arrivati a Orune per manifestare solidarietà a Peppino Goddi, presidente della Larco, che mercoledì scorso ha cominciato lo sciopero della fame e ha dato vita a un presidio permanente, giorno e notte, nel sito archeologico in cui, a vario titolo, lavora dal 1981, anno in cui si svolsero gli ultimi scavi promossi dalla soprintendenza. Provato nel fisico, emozionato, Goddi ha accolto con un abbraccio i tanti operatori sardi che, in alcuni casi, ha conosciuto solo per telefono o attraverso i social network. «Siamo riusciti ad attirare l’attenzione su un problema che non riguarda solo noi, che da otto mesi lavoriamo senza stipendio, con enormi difficoltà ma comunque garantendo un servizio e la sicurezza del sito. Il nostro è un caso limite, ma i precari dei beni culturali in Sardegna sono almeno ottocento». Accanto a lui ci sono altre due rappresentanti della coop che opera da quasi vent’anni a Su Tempiesu, Maria Antonietta Deserra e Maria Grazia Porcu. Quest’ultima è la più giovane del gruppo. Quarantun anni, due figli, ogni giorno viaggia da Nuoro a Orune. «È un lavoro che svolgo soprattutto per passione – dice – i sacrifici sono tanti, ma se a questi aggiungi la beffa dei pagamenti in perenne ritardo la situazione diventa insostenibile». Difficile darle torto, anche perché ciascun socio della Larco non porta (non porterebbe, in realtà) a casa più di mille euro al mese. Per chi viaggia e ha bambini piccoli da accudire, come Maria Grazia, diventano ancora meno per le spese della benzina, della baby sitter o della retta dell’asilo.

«Questi operatori sono i nostri guerrieri della cultura, i custodi della nostra storia più remota», dice Ciriaco Davoli, orunese, ex consigliere regionale (Rifondazione comunista). «Sono l’ultimo avamposto in difesa di un patrimonio archeologico, parlo dei siti di tutta la Sardegna, altrimenti in balìa di se stesso e di chiunque. È questa la nostra Pompei, occorre mobilitarci per dare risposte al perenne precariato di questi lavoratori», dice Davoli. «Mi rattrista – conclude – non vedere oggi a Su Tempiesu rappresentanti della Regione. O che l’assessore alla Cultura Sergio Milia non abbia inviato neppure un messaggio di solidarietà a un lavoratore che fa lo sciopero della fame».

Partecipa invece Michele Deserra, sindaco di Orune, rappresentante cioè di quel Comune che non ha ancora versato alla coop Larco i soldi stanziati dalla Regione per Su Tempiesu (con lui anche l’assessore alla cultura Stefania Gattu: «Insegno, sono anche io una precaria. Non potevo mancare»). «Il ritardo nel pagamento – dice il sindaco Deserra – dipende dal fatto che i comuni possono erogare i fondi solo dopo aver approvato i propri bilanci, né possono anticiparli. È un sistema che va rivisto, altrimenti ci troveremo sempre di fronte a casi limite come questo. Comunque a giorni approveremo il bilancio e potremo pagare la cooperatva». In realtà una soluzione ci sarebbe, come dice Cristina Concu, rappresentante della società che a Suni gestisce parco archeologico, museo e biblioteca. «I comuni devono classificare queste somme come spese correnti, cioè come debiti commerciali. E pagarli al di là dell’approvazione dei bilanci». La società di Suni di recente ha vinto una battaglia legale con l’amministrazione comunale che aveva bandito una gara d’appalto facendo tabula rasa di una lunga esperienza gestionale. E proprio da Suni si ripartirà, il 9 settembre, con una nuova assemblea regionale dei precari della cultura.

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